
Sassari alla Gebaude "L'elogio dell'arte"
18 Marzo 2025
Una riflessione sulla secolarizzazione dell’arte è l’invito rivolto al pubblico dalla Gebaude Art Gallery attraverso la nuova esposizione che verrà inaugurata sabato.
Si tratta di Elogio dell’arte, una collettiva con gli artisti Maurizio L’Altrella, Tonino Mattu, Valerio Melchiotti, Pastorello a cura di Giovanni Manunta e Giovanna Pittalis.
Taglio del nastro alle 18.30 del 22 marzo alla galleria Gebaude in via Cagliari 4, a Sassari. La mostra sarà visitabile sino al 25 aprile prossimo.
«Dal postmoderno non riusciamo ad uscire e, allo stato attuale, dovremmo essere in un post-post-post moderno – scrivono nel progetto curatoriale i curatori e galleristi Giovanni Manunta e Giovanna Pittalis -. Gli artisti, e in particolare i pittori, sono difficili da inquadrare, piuttosto lo si fa per una esigenza didattica. Infatti, i pittori – forse solo una parte – sembrano aver preso una direzione secolarizzata. Non una tabula rasa, né un nostalgico ritorno all’ordine, ma una sorta di laicizzazione nei confronti della storia dell’arte. Si studia, si conosce, ma non si venera, si rispetta. Per citare, parafrasare Massimo Troisi: “Ricomincio da tre”, non da zero. Vale a dire, studiando la storia dell’arte, e continuare il percorso, conservando ciò che è utile. Difatti in molti pittori sembra aver preso corpo una sostanza di origine storica, dove l’ossessione per l’originalità viene sostituita dall’autenticità, e quello che i pittori possono fare (e fanno, in libertà) è dargli potenza attraverso la conoscenza. Il discorso è valido per tantissimi contemporanei, e soprattutto per i pittori come Maurizio L’Altrella, che evoca una pittura del passato ma astratta nel segno gestuale, contemporanea; Tonino Mattu, che richiama una pittura dal passato molto recente con le sue ocre e terre brune e figure quasi pop; o ancora Valerio Melchiotti, con un immaginario senza citazioni, seppur ricco di suggestioni contemporanee emerse dalla storia dell’arte passando attraverso la “Tv dei ragazzi” degli anni Sessanta. E Pastorello, con luci rinascimentali e i verdi che intendono rimandare alla pittura veneta. Si tratta di un’affascinante natura, a noi conosciuta e sconosciuta al contempo, di cui riconosciamo l’origine ma ci aspettiamo la meraviglia dell’imprevisto».
