Ritratti di Ombre di Claudia Mandas

Seguiamo un gatto dal manto rosso tra le lapidi, passo felpato come ben si addice ai felini, felpato come quello di chi visita un cimitero, incedere silenzioso che si addice al luogo santo. Attilio, anche lui è un’Ombra, una delle venticinque che nel libro Ritratti di Ombre della scrittrice Claudia Mandas, popolano il cimitero di Bonaria a Cagliari. E proprio l’affascinante camposanto monumentale del capoluogo sardo ha liberamente ispirato l’autrice. Venticinque storie di infinito, di personaggi che incontrando la morte diventano eternità. Ogni racconto o monologo contenuto in questo volume è preceduto da poesie. Versi e prosa cimiteriali, l’addio alle cose terrene narrato da chi esala l’ultimo respiro. La mente corre veloce a Spoon River, ma qui non c’è il fiume c’è il mare. L’acqua porta via per sempre il giovanissimo Manfredi o ancora prende la vita di Disperso cha a bordo della sua imbarcazione “Anna” si lascia trascinare via dalle onde, coperto da un lenzuolo bianco: “Poi non ho fatto più niente. Il resto lo hanno fatto il tempo, il vento, il sale e il mare”, (pag.125). Maria Ugo Ortu insegue un fiocco “di velluto leggero leggero”. Perde la vita cadendo mentre un manto bianco copre il giardino. Francesca fino all’ultimo viene vista dagli occhi di spregevoli donne come altezzosa. Il tenero bacio del figlioletto di lei segna il momento del viaggio nell’aldilà di questa madre e l’entrata nella vita adulta del pargolo cresciuto troppo in fretta. Le lettere della lapide di Nino si staccano una ad una facendolo scomparire non solo fisicamente ma anche dalla memoria di chi l’ha conosciuto. Elisa, nella sua stanza non è mai sola, delle anime sono sedute al suo capezzale. Entrando nella porticina gialla vicino al cimitero conosciamo Lunàdiga. Non è necessario essere madri per capire, amare e vivere. C’è spazio per la figura di Giuseppe Sartorio eccellente scultore cimiteriale. A Bonaria le sue mani hanno lasciato il segno, il primo e l’ultimo dei ritratti sono dedicati a lui. Bambini e bambine, donne e uomini che, nei modi più diversi, perdono la vita, a volte si dànno la morte di propria mano. Il trapasso sembra essere sempre sereno. La fine della vita è narrata senza tabù. La scrittura di Claudia Mandas è sublime, le Ombre, con la O maiuscola come nel titolo della raccolta, sono meravigliose. Un libro da leggere e rileggere, a piccoli passi come stessimo passeggiando lentamente nel viale di un cimitero, in silenzio come ben si addice a un luogo santo.

Claudia Mandas

Ritratti di Ombre, pp. 185

Edizioni Il Maestrale