Il Nurarcheofestival contiunua i 19 e 20 luglio

NURARCHEOFESTIVAL, XVII edizione, avanti tutta. La rassegna firmata Il crogiuolo propone un menù ricco anche per le prossime serate. 
Sabato 19 luglio, alle 18.30 a Villanovaforru, area archeologica di Pinn’e Maiolu, si inizia con UN GIROTONDO DI FIABE, un concerto interattivo dove i piccoli spettatori saranno coinvolti attivamente, con Giusy Murgia Onnis (voce) e Gianluca Podda (chitarra), una (produzione Palazzo d’inverno. Uno spettacolo dove la musica diventa, originale e subito orecchiabile, il mezzo privilegiato per trasmettere valori di solidarietà, inclusione e rispetto. I bambini partecipano attivamente diventando protagonisti delle fiabe cantate: i Burattini del Teatro di Mangiafuoco o i Sette Nani in una versione in lingua sarda.  

Alle 20, al Nuraghe Genna MariaTETI – una ninfa una dea, da Giuseppina Norcia, regia di Roberta Pasquinucci Cocco – cagliaritana, formatasi a Milano, trasferitasi poi in Spagna, lavora fra Barcellona e Madrid – e Mariano Botindari, con in scena la stessa Pasquinucci Cocco, una co-produzione LaSarda produce e La Fabbrica Illuminata. Teti è una dea, una donna, una femmina, voce sapiente e sofferta che irrompe dal racconto mitico e insieme lo capovolge. Teti la Nereide, Teti la madre, Teti la metamorfica “figlia del mare”: nel monologo “polifonico” se ne vivono gli incontri e le fughe, le scoperte, le declinazioni dell’amore. Un personaggio poetico, tante storie che confluiscono nel cuore di una donna del mito. 

Sempre sabato 19, ma a Baressa, alle 21.30 alla Casa Museo QUEL MATTINO DI MARZO di Nino Nonnis, regia di Maria Assunta Calvisi, con Noemi Medas, Daniela Musiu, Carla Orrù, Annalisa Serri, costumi di Marco Nateri (produzione L’Effimero Meraviglioso). Echi della Sardegna mineraria. “A Buggerru ho parlato con i vecchi che custodiscono ancora visi, ricordi di fatti e persone. E uno di questi è un fatto tragico accaduto nel 1913, quando in ‘un mattino di marzo’ il crollo di una galleria di una miniera inghiottì quattro donne, quattro cernitrici addette alla selezione dei minerali”, scrive nelle sue note la regista, Calvisi. Erano: “Anna Rosa, una ragazzina che ha lasciato da poco il gioco con le bambole; Maria, giovane sposa con un bambino in grembo che non vedrà mai la luce; Laura, madre di famiglia costretta a lavorare per dare un futuro ai suoi figli; Anna battagliera e determinata, alfiere dei diritti dei minatori”. Nello spettacolo si immagina che nella ricorrenza della loro morte le quattro donne tornino a Buggerru e rievochino, anche in tono leggero e scherzoso, alcune vicende e ricordi delle loro vite per poi rivivere ancora la loro morte. E poi tornare a perdersi.” 

Il giorno successivo, domenica 20, alle 20.30 a Villanovaforru, Pinn’e Maiolu, TZIA BIRORA, regia di Romano Foddai, con Maria Paola Dessi (produzione S’Arza Teatro). Lo spettacolo racconta dello spirito di un’anziana donna sarda, che vaga per la sua antica casa illudendosi d’essere viva, esplorando gli oggetti che gli erano appartenuti e che non riconosce più. Pian piano affiorano i ricordi, d’un tratto si ricorda chi è, non è più spaesata, riconosce la sua casa, i suoi averi. In quel momento capisce com’è morta, capisce di essere uno spirito e che ora può tornare a Dio. 
A seguire, alle 21,30, stesso luogo, stessa location,  la prima nazionale di BRISEIDE A GAZA, liberamente ispirato a “Il silenzio delle ragazze” di Pat Barker, con Rita Atzeri e Chiara Vittone all’arpa, prodotta da Bam Teatro e Il crogiolo. Briseide è una figura centrale nei racconti mitologici legati alla guerra di Troia e la sua vicenda è raccontata in particolare nell’Iliade di Omero. Nonostante non sia una dea o una divinità, Briseide gioca un ruolo chiave nelle dinamiche che portano a uno dei conflitti più celebri dell’epopea greca, quello tra Achille e Agamennone, che a sua volta scatena una serie di eventi cruciali per lo svolgimento della guerra. La sua figura incarna il tema della donna come premio di guerra, un oggetto di contesa tra gli eroi maschili. Cosa direbbe oggi Briseide guardando alla guerra e al sangue che scorre uguale, come mille anni fa? Chi è oggi Briseide, lontana dal mito di Achille, eroe sì, ma pur sempre guerriero sanguinario? Un racconto capace di essere sovversivo e documentato per voce delle donne, ancora relegate nelle retrovie della storia.