Fernando o della melanconia dell'irreversibile

Il sogno si è infranto. Il progetto industriale forgiato su Carbonia è fallito. Il benessere frutto del boom economico è stato un’illusione. Manifestazioni e vertenze si susseguono, il tempo è scandito dalle promesse sindacali e da quelle politiche. Le lancette degli orologi vanno a rallentatore nella speranza che qualcosa cambi.

Fernando o della melanconia dell’irreversibile, per i tipi de Il Maestrale, è un grande esordio letterario. L’autore Andrea Serra si rivela un preciso indagatore dell’animo umano.

Carbonia è lo sfondo di questo bel romanzo. La crisi è nell’aria, palpabile. Le aspettative generate dal settore minerario prima e dal comparto dell’alluminio dopo, sono state disattese. La disoccupazione ha generato illusioni e mostri che i protagonisti, ognuno a proprio modo, tentano di combattere. Qualcuno soccombe ma lascia traccia di sé, come il melanconico Fernando.

Potente e introspettivo è il memoir che il giovane scrive nei suoi ultimi tre anni di vita e verrà ritrovato dopo la sua morte dalla madre Maria. La donna consegnerà il manoscritto a uno dei professori universitari di Fernando, pregandolo di leggerlo.

<Fernando racconta, e io, pagina dopo pagina, lo vedevo>, pensa il docente, deciso a trascrivere quelle laceranti memorie. Tre anni, il 2022, il 2023 e il 2024. <Erano memorie numerate secondo un ordine particolare, non cronologico, quasi che il tempo non avesse avuto importanza>.

Fernando, quasi trentenne, sopravvive con i genitori, è laureato, non ha un impiego e assorbe tutte le ostilità del mondo. La casa di cui conosciamo quattro ambienti è fatta di distanze siderali tra i suoi abitanti.

L’ex studente latita dall’esistenza nella sua cameretta di adolescente, mobili logori, vetri da cui passano spifferi gelati. Luogo di studio, di riflessione. Un posto dove filtrano i rumori del mondo a cui Fernando non vuole più appartenere. Quelli interni all’abitazione, le voci familiari portatrici di preoccupazioni sul futuro, incerto più che mai. Fuori i latrati dei cani diventano insopportabili come i vicini dalle vite perfette che Fernando non saluta più da tempo.

Vittorio e Maria, i genitori, chiamati dal protagonista non babbo e mamma ma con i nomi di battesimo, sembra segnare ancora più profondamente il distacco tra le persone che vivono sotto lo stesso tetto.

Vittorio cassaintegrato, si rifugia nel seminterrato maleodorante di fumo e muffa. Sa che riiniziare a lavorare non è cosa semplice. Chiede i soldi ai genitori, cerca di autoassolversi, forse tutto è ancora possibile. Discute con il fratello, almeno lui la pensione ce l’ha.

Maria fa le pulizie in un albergo. Figlia dello sfruttamento, del lavoro a ore mal pagato. Lei forse crede in un domani migliore, lei che in base alle stanze occupate considera in numeri della ripresa.

L’amico Giuseppe ingegnere che trova lavoro ma perde la voglia di vivere. Donatello, “perito d’una chimica andata”.

E poi c’è Sofia quella che per Fernando dovrebbe essere una ventata di freschezza ma come brezza leggera sparisce tra paure e paranoie. Un datore di lavoro invaghito e non ricambiato, una madre ossessionata da malesseri immaginari, pruriti continui che a furia di essere raccontanti si trasferiscono anche sul corpo di Sofia.

Fernando che aspetta i messaggi di lei. Ha voglia di vederla e il bisogno di qualcuno che creda disperatamente in lui.

Forse Dionigi Peis, lo pseudonimo che Fernando utilizza sui social è un tentativo di essere diverso. Forse Dionigi spera in una vita più serena: <Ho capito che per non impazzire avrei dovuto sdoppiarmi>, scrive il ragazzo.

Il melanconico Fernando però in fondo sa che non è così. <Dionigi è un lieto inganno: l’inganno dell’irreversibile>.

Andrea Serra

Fernando o della melanconia dell’irreversibile pp. 228

Edizioni Il Maestrale